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Un diario per te – S.02X03

Sono le 21.15 del 5 Dicembre. Entro al circolo di vergiate. So bene che sto facendo qualcosa di deleterio per la mia psiche. Non conosco nessuno li dentro e non so proprio se la troverò. Lei, se non ricordo male, conosce barista e clientela.

Prendo un caffè e un amaro. Mi metto al bancone, spalle alla porta. Non voglio vedere quando arriva. Vorrei essere sorpreso. I minuti passano. Dietro a me 3 vecchi e un giovane kosovaro (così lo chiamano) stanno facendo la schedina. Al lunedì sera. Cose di un’altra epoca, quella di questo posto. Il locale ha molto di retrò. Io non so cosa voglia dire essere stato in un circolo negli anni 90, ma credo che quello che sto vivendo stasera ci si avvicini molto. Prendo appunti mentali per personaggi e storie per il futuro. Bevo un secondo amaro. 21.33. Lei non arriva. Pago, sorrido e esco. La notte è nebbiosa e fredda. Il mio umore forse più grigio. Il gioco è bello, ma stavolta non ha funzionato. Guardo il telefono l’ennesima volta, ma nessuna notifica. Non ha letto? Non ha voglia? È con Claudio?

Guido verso il lago. Ricevo un messaggio. Ancora un Po esco di strada dall’emozione. È Paolo. Bevi un amaro? Io rispondo subito: Si

L’amaro diventa veloce e poi due e poi tre. In mezzo due campari col bianco. Paolo è in forma e il Quarto stato vuoto. La serata perfetta. Conosco un ragazzo che ha la spilla HERBALIFE. Simpatico. Mi fa venire in mente Elisa. Una donna stupenda di 17 anni più grande di me che a 19 anni mi ha sconvolto con la sua carica di vita e sesso. Le scrivo. Giusto per salutarla. Non la vedo da un anno. Lei risponde. Sta ballando alla piramide. Fa l’insegnante di latinoamericano. In 10 minuti e 10 messaggi decido di andare a salutarla. Entro, abbracci, baci. Tutto molto casto. Lei mi chiede di stare un po con lei. A casa mia o a casa tua? Casa mia, dice lei. Meglio, casa mia sarebbe troppo intimo. Parliamo. Sul divano. La bacio dopo 2 secondi. Parliamo. La accarezzo tutta. La routine è sempre la stessa. Baci, divano, la spoglio. La mia lingua. I suoi mugugni. Ci spostiamo a letto. Io son vestito. Ora non più. La mia lingua, la sua bocca. I miei mugugni. Cerco di stare concentrato. La testa va a Cristina. Cazzi suoi. Stasera la volevo. Non volevo Elisa, ora però penso a me.

Ma poi non è vero. Faccio urlare di piacere la mia occasionale partner con la lingua. È sempre bello l’orgasmo femminile. Urla, strozzate o liberate, movimenti a scatti, riso o pianto, ognuna reagisce a suo modo. A volte sento più piacere a donare piacere che a riceverlo. Lei sembra non volersi muovere. Fosse per me finirei tutto qui. Non ho sentito nulla fino ad ora e sono stanco. Domani alle 6 suona la sveglia. Saranno le 2 e io sono ubriaco. In poco tempo finisce tutto. L’orgasmo è, come al solito negli ultimi anni, senza piacere. Più una liberazione che un’apice estatico. Ci metto meno a rivestirmi, che prima a svestirmi. La saluto. Ci sentiamo?!? Si dai. Ma non l’anno prossimo. Si ci provo. Tutto piatto. Tutto senza senso.

Esco. Guido. Dormo. La mattina la sveglia suona e io sono già sveglio. Doccia. Per lavar via tutto. L’acqua aiuta a cancellare. Metto i ricordi di ieri sera su una zattera virtuale e li lancio su un fiume in piena.

Scrivo sul diario.

Meno quattro

Avevo previsto 17 giorni di intensa produzione per conquistarti. Sto cercando in tutti i modi di trovare un momento per stare con te. Ti desidero e desidero conoscerti. Il mio regalo non va a male, ma dopo i 17 giorni di diario penso che me lo berrò io. Il gioco è bello, sempre. E mi sto divertendo a scrivere. Un po’ meno a vivere. Ma se vuoi scrivere, devi vivere. E tu sei una musa stupenda per la mia vita e per le mie scritture.

Mi fermo. Non so se lo pubblicherò. Però la storia dei 17 giorni è vera. Il 9 Dicembre vorrei fermarmi. Non so se lo farò. Però nei miei progetti c’è anche quello. E’ vero anche che nei miei progetti ieri dovevo andare a letto alle 22.

Non lo scriverò. Non credo che sia il caso di spingere troppo. Forse è meglio aspettare. Credo sia tutto finito e tutto abbastanza segnato nel nostro incontro. Son felice così. C’ho provato al massimo e ancora per un po’ ci proverò. Poi riderò al ricordo.

 

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