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Basta biglietti ep. 07

Se ripenso a quest’ultimo anno mi metto a sorridere. Nonostante le lacrime e le difficoltà di una stranissima serie di eventi. Nonostante le serate passate da solo sul divano a cercare di capire se volevo veramente guardare un film oppure forse era meglio uccidere la tristezza con tutto il vino che il mio stomaco poteva ingurgitare. Ma poi finivo con l’addormentarmi esausto per il prezzo che la vita mi stava facendo pagare.

Non so bene perchè la storia con Chiara è nata. Non ricordo cosa ha fatto la differenza tra lei e le tante belle donne che incontro ogni giorno. Non so perchè mi è venuta voglia di conoscerla. Ricordo solo il sollievo che mi ha dato provarci. Sbagliare. Ritentarci. Sbagliare di nuovo. Rimanere di nuovo io e il silenzio. E poi, come per magia, trovarla. Trovarci soprattutto.

Mancava questo nella mia vita. Trovare una persona disposta ad accogliermi. In modo semplice, quasi banale. Come un viaggio in pullman uno seduto di fianco all’altro. Scomodi e un po’ stretti, ma vicini e disponibili a prestare sempre una spalla per l’altro. La sensazione di scomodità nelle storie d’amore è la mia costante. Ma mai, come questa volta, mi sento a mio agio nel non volermi spostare e nell’accettare questa condizione di leggero disagio. Il benessere è un fenomeno dinamico, a differenza di come ce lo vendono infatti, si compone di momenti di gioia intervallati da lunghi periodi di noia, fastidio, impossibilità di cambiare le cose. Se accettassi il lato oscuro dello stare bene, come sto facendo ora, forse potrei definirmi sereno.

Il vero cambiamento è stato il periodo di lungo silenzio che ho passato tra Novembre e Dicembre. Mesi in cui son successe tante cose nella mia vita. Ma tutte risuonavano senza muovere nemmeno una particella delle mie emozioni. Praticamente un suono piatto e costante. Nemmeno tanto fastidioso. Ero li, vivevo un cambiamento epocale nella mia vita, ma tutto sembrava noioso. Quello di cui avevo bisogno era una scossa. Un’altra. Come quella dell’estate appena passata. Quella dei biglietti scritti a Chiara. Dell’apertura del Blog per sedurla. Della denuncia per stalking. Ne volevo un’altra. Questa vita. Quella vita. Erano troppo piatte. Ma non arrivava e per quanto mi sforzassi di trovare un modo per creare un corto circuito, non arrivava.

Ripercorro mentalmente quel periodo dove mi sembrava di star facendo qualcosa di unico. Mi sentivo guidato dal destino e sentivo che quella ragazza dovevo conquistarla. Era una conquista epica e avevo la percezione che nulla sarebbe andato storto. Ma come mi sono poi ripetuto spesso, il destino fa male. Ho solo creato una fantasia nella mia testa e l’ho seguita come se fosse reale. Inconsapevole dei danni che avrei procurato.

Inizialmente era qualche battuta mentre acquistavo profumi. Poi volevo chiederle almeno il nome. Poi, non riuscendole a parlare, un innocuo biglietto appoggiato sul bancone del suo negozio. La sua risposta iniziale. Seguita da un lungo silenzio. Sia mia che suo.

Un silenzio dove però io stavo tramando qualcosa. Mi serviva l’idea per riprovarci. Non mi volevo arrendere. E li è poi arrivata l’escalation di piccole pazzie. Prima altri biglietti, stavolta appoggiati sulla sua macchina fuori dal negozio, ai quali non ho mai ricevuto risposta. E poi mi ripetevo, non arrenderti!!! Perchè nel mio delirio di onnipotenza di una missione in nome del destino, non potevo accettare che forse lei non volesse parlare con me.

Il colpo di genio si rivelò in un viaggio in macchina nei dintorni, in una pausa di lavoro fatta per schiarire le idee. Un’illuminazione che pensavo fosse divina. Un blog dedicato solo a lei dove scriverle e dove farmi conoscere, mantenendo un contatto costante e sperando (anzi essendo sicuro) di far colpo su quella bella ragazza.

Le cose scritte son state così tante che nemmeno posso ricordarmele tutte. Anche perchè poi il sito l’ho cancellato. Deluso dalla mancata realizzazione di quel destino che ero convinto si dovesse avverare assolutamente. A guardarla col senno di poi sembra normale però che  Chiara non mi avesse mai chiamato con il suo numero. Io ero solo una faccia tra le tante del suo negozio. Chissà chi e chissà perchè mi aveva convinto che il mio bel sorriso l’avesse stregata. E quindi il gioco iniziale era solo un divertente gioco. Un divertimento fine a se stesso, mentre per me il fine era tutt’altro e soprattutto non avrebbe mai dovuto avere una fine.

All’inizio il numero da cui mi ha scritto era quello di una sua amica, poi ha chiamato incuriosita dal blog, ma solo con numero nascosto, cosa quasi piacevole all’inizio. Inizialmente chiamava una volta a settimana, poi sempre più di rado, fino a sparire. Nel mezzo io ho ricevuto una chiamata dall’unità mobile anti violenza. Il motivo è semplice, sono un disastro. Nella mia crescente convinzione che Dio avesse deciso che Chiara era la donna della mia vita, non mi sono curato di mettere i biglietti sulla macchina giusta e due di quei biglietti li ho recapitati su una vettura simile per colore e modello, ma diversa per targa e proprietaria. La malcapitata signora, spaventata da non so quali mostri creati da una società che confonde le finte paure per reali minacce, ha chiamato l’unità mobile e una simpatica poliziotta mi ha interrogato per un’ora cercando di capire se ero un pazzo stalker o semplicemente la personalizzazione sfigata di Paolino Paperino. La seconda ovviamente.

Ora Chiara è a casa mia, dorme ancora. Sono le 7 meno un quarto e io sto uscendo. La guardo dormire e capisco che non è tanto un miracolo o un destino, ma il desiderio che si realizza solo quando sei pronto per accoglierlo. Sono convinto che più che le parole d’amore dette da una donna, la differenza l’ha sempre fatta la mia predisposizione ad ascoltarle. Il cuore aperto a parole dolci, ad abbracci teneri o a piccoli gesti di attenzione rende possibili tutti i miracoli. Sia ieri che oggi, se sono aperto a percepirlo, questo arriva. In caso contrario tutto cade nel vuoto.

E alla fine quando mi sono liberato del peso di un destino che non si realizzava, ho fatto forse la cosa giusta. Un pensiero semplice fatto per Natale. Senza pretese. La sensazione che alla fine per conquistare una donna serve solo un’occasione fortunata. La sua telefonata per ringraziare. Ma fatta con il suo numero. Visibile. Disponibile per altre telefonate. I primi sms. Il primo incontro. Semplice. Con una pizza da asporto mangiata in piedi. Perchè tanto in un gran bel ristorante avrei solo fatto un regalo al mio ego, piuttosto che al nostro incontrarci realmente per quello che siamo. E ora si parte verso il vero viaggio. Quello in pullman, scomodi ma vicini. Questo solo importa.

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