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Un diario per te – Ep. 09

Non pensavo potesse far così male essere corteggiata in maniera così decisa. Scoprire così tanto le carte, caro il mio bambino, non ti ha fatto bene.

Io ho giocato le mie. E ora stiamo male in due.

Il suo messaggio di risposta è stato di una scioccante semplicità.

“Io lo faccio perché fa bene a me, perché il mondo non mi ha mai dato nulla ma tu me lo fai sognare, un mondo più bello. Da molti anni ormai ho capito che una cosa nasce solo se sognata. E che i sogni non fanno male. E io continuo a sognare. Continuerò a scrivere sul diario finché mi farà bene, poi smetterò. La mia vita andrà avanti lo stesso come la tua, sarà meno colorata e tornerà ad essere grigia, ma di sicuro non saremo passati inosservati l’uno nella vita dell’altra. Un abbraccio dolce e un bacio, dolce, che non ti ho potuto dare”.

Quando vorresti uno schiaffo e ricevi una carezza. Fa più male. Gli uomini cercano una carezza spesso, così mi ha detto qualcuno dei più illuminati, e ricevono schiaffi. E non è detto che agli uomini gli schiaffi facciano male. La storia del “prendi una donna trattala male” è una boiata, diceva Claudio, noi uomini vogliamo: “Prendi una donna che ti tratta male”. E aggiungeva, solo nello struggimento del dolore un uomo si sente veramente uomo.

Non so bene se e cosa sia vero. So che io mi sento uno straccio. Che vorrei scrivergli: scusa, vediamoci. So che vorrei fare tante cose, ma sono qui sul divano, tazza di tisana calda, coperta e fazzoletti mentre guardo Jerry Maguire e aspetto solo il momento in cui lei dice: Mi avevi già convinta al ciao“.

E quel bambino mi ha scritto e detto tutte le frasi che ho sempre sottolineato nei libri e quelle che ho sempre rivisto nei film. Non so se è bastato. Non so se è finito il gioco. So che ora voglio tenerlo lontano. Non è paura, è che proprio non riesco a dargli nulla. Ho dato solo schiaffi e lui ha bisogno di altro.

Ricordo una storia che mi ha raccontato una volta Mario poco prima di sparire. Una storia bella, che non ho mai capito se fosse vera. Ricerco la sua mail.

2 luglio 2012

Ieri. In metropolitana.

Un vecchio mi si siede di fianco e mi dice:

“Bella borsa. Ce l’aveva uguale un mio amico tedesco. Si chiamava Kowalsky”

Io gli rispondo: grazie molto gentile.

Ma lui continua.

“Kowalsky amava le borse. Amava anche le donne. Diceva sempre che è meglio un abbraccio di una donna di una qualsiasi altra cosa al mondo. Ma morì solo, perchè ogni volta che aveva bisogno di un abbraccio la sua donna gli dava uno schiaffo. E quando aveva bisogno di uno schiaffo gli arrivava l’abbraccio.”

Io lo vorrei fermare. Provo ad abbozzare un: che sfiga. Povero Kowalsky. Tra l’altro sta per arrivare la mia fermata.

Ma lui continua.

“Kowalsky ad un certo punto non riusciva più a capire perchè si trovava con una marea di schiaffi presi quando, come ogni uomo, gli serviva un bellissimo e caldissimo abbraccio”.

Ora la storia di Kowalsky mi ha preso. Non scendo alla mia fermata. Tanto sono in anticipo. Chiedo… ma Kowalsky ha trovato l’amore?

“Si. Certo. Ma non ha mai trovato la donna giusta. E’ morto solo, perchè gli schiaffi lo hanno indurito. Reso un bastardo che amava borse e cappelli, vino e cibo raffinato, lavoro e amici. Ma le donne no. Le ha odiate ad un certo punto. Perchè Kowalsky non capiva perché non poteva avere quell’abbraccio. Mi diceva. Io lo so che la mia donna mi ama. Lei parla di costruire, amare, progettare. Io però ho bisogno di un abbraccio. E mi ritrovo a stringere il cuscino. Da solo. In lacrime.

Il vecchio si ferma. Guardo. Siamo al capolinea della nuova e bellissima metropolitana fucsia. Io ho perso un po’ il discorso.

“E’ brutto quando un uomo piange da solo. Ma…” A quel punto il vecchio si alza. Io lo seguo. Mi guarda stranito, come se fossi un maniaco. Io vorrei solo sapere quello che stava per dire. “Noi uomini lo facciamo sempre da soli. Intendo… diventiamo grandi piangendo da soli. Non lo sa nessuno il nostro dolore. E’ giusto così. In fondo cosa distingue un uomo da un invertebrato. La spina dorsale. Il reggere i pugni e i calci proprio nel momento in cui ti aspetti un abbraccio. Tutti sanno stare dritti mentre hai una stupenda donna, una bella famiglia e un bel futuro. Stare dritti quando ti menano anche se hai la spalla rotta e il sangue sulla faccia. Li si vede il vero uomo. Tutti ti vedranno affranto e ti diranno: Mi dispiace. Ma alla fine non dispiace a nessuno. A tutti interessa solo di se stessi.”

Mentre dice questo mi prende gentilmente il braccio e si appoggia mentre sale le scale. Lo accompagno all’uscita. Non mi saluta neanche. Se ne va.

Io torno in metro. Un po’ stranito e con la sensazione di aver incontrato una persona sola più di me. Ma Kowalsky doveva essere simpatico da avere come amico.

Un bel lunedì pomeriggio.

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