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Un diario per te – Ep. 07

Sono le 5. Fosse sveglio lo chiamerei. Se ne è andato nel bel mezzo di una serata stupenda.

Sembrava a suo agio in mezzo a tutta quella gente. Lontano parente dall’insicuro che leggo nel diario.

Eppure, ad un certo punto, si veste con quel giubbotto che lo rende quasi ridicolo nel farlo sembrare ancora più giovane, e se ne va.

Lo avrei menato. E ho iniziato a bere a parlare, di nuovo, al bancone, da sola.

Ora sono seduta con Claudio, nel locale vuoto. Lui è innocuo, fortunatamente. E’ una persona dolcissima appena chiuso il locale ed è troppo importante nella mia vita per rovinare tutto per una scopata.

“Sei presuntuosa lo sai?!?”

Mi spiazza. Quasi mi strozzo con l’ultimo goccio di Rhum nel bicchiere.

“Cazzo dici Cla?!?”

“Sei presuntuosa con lui. Presumi di sapere cosa succederà prima che succeda”

“Non è vero, io mi chiedo solo cosa posso guadagnarci e se ne vale la pena”

“E se ti chiedessi cosa puoi perdere?”

“Domanda del cazzo. So cosa posso perdere. Ho già perso mille volte con uomini migliori di lui – faccio una pausa, lui mi guarda con gli occhi socchiusi, respiro, mi correggo – e anche con i peggiori. Ma io voglio vincere. Io sono stanca di perdere. Voglio vincere. E lui non lo capisco. Penso voglia solo farsi una storia esotica da raccontare. Un po’ come quando io quindici anni fa venivo qua con Mario che lui aveva quasi 40 anni e mi sembrava figo girare con un uomo più grande e molto più maturo di tutti i miei amici”.

“Mario?!? Vuoi dire l’uomo che ti ha cambiata in meglio più di chiunque altro?”

Boom. Colpita. Affondata.

“Puttana eva Cla che stronzo che sei – Rido – Cazzo si, Mario, l’uomo che mi è ancora dentro e ogni giorno mi sveglio pensando a lui. Si lui. Era figo venire qui con lui. Era figo girare con un uomo vero. Uno che sapeva usare la gioia di vivere per non far mai sentire nessuno a disagio. L’uomo con cui avrei vissuto tutta la vita. E’ finita. Non per colpa nostra. Ho fatto così tante psicoterapie per chiudere quella storia. Ora basta. I fantasmi del passato portano solo freddo Cla. Portano solo freddo”

Le parole rimbalzano sui muri. Fanno quel suono vuoto che fa una piastrella rotta. Si rompono e si ricostruiscono dentro di me. Hanno detto tutto loro. Mario. Ecco chi mi ricorda.

E non lo capivo. Mi ricorda lui. Tutti gli uomini mi ricordano pezzi del mio passato. O per somiglianza o per differenza. Tutti li riconduco ad un qualcosa di bello o di brutto fatto da un altro. Il passato sembra non andarsene mai. Però stavolta non stringe in gola, il passato. Sembra quasi accarezzare le guance ed asciugarmi le lacrime che involontariamente sono scese.

“Sei presuntuosa perché pensi di avere tutto da perdere. Di non poter guadagnare nulla. Ma tu lo sai che in questo gioco che chiamano amore non si guadagna mai un cazzo. E il bello del gioco è quando dura. Mica come i proverbi – Claudio ride, adora distruggere i proverbi. – Il gioco è bello – Pausa scenica – quando dura.”

Si alza, versa Rhum per entrambi. La mia gola desidera quel bruciore caldo che mi fa sentire viva. Arriva. Brucia. Scalda. Penso a lui. Apro il diario dal cellulare. Ha scritto di nuovo. Potrebbe essere sveglio. Ma non lo disturberò

“Che scrive?”

“Nulla Cla, solite storie. Ripete sempre le stesse cose. Vuole far colpo e prova a farmi vedere quanto è adulto”

“Cristo che stronzetta che sei diventata. Ma una volta che uno si inventa un modo diverso per farti stare bene perché devi sempre distruggerlo?”

“Non lo so. Mi viene bene”.

Lui si alza. Eccolo. Gira lo schermo del computer. Ora mi farà vedere un film o un pezzo di film, non aggiungerà nulla, berrà il suo rhum d’un fiato e mi saluterà con un abbraccio strettissimo. Amo questo momento. Mi guarda, sorride, sa che so cosa vuole fare.

“Sai, Mario è stata la persona più importante nella mia vita, prima che con te Mario, ha fatto crescere anche me. Prima di andare mi ha insegnato una cosa importante e me l’ha insegnata con questo video. Io comincio a chiudere, tu guardalo. Ne parliamo la prossima notte insonne, ora sono cotto e tra due ore vado a prendere mio figlio”.

Lo guardo. Mi commuovo al pensiero di Mario. Mi ha salutato con lo stesso video e una frase molto semplice. Cerca di essere felice e di trovare qualcuno che ti renda felice almeno la metà di quanto tu hai fatto con me. Esco, le lacrime ora sono copiose. “Non so molte cose, ma questa la so”. Le parole di Claudio, sussurrate all’orecchio, mi seguono fino in macchina.

Apro la borsa, tiro fuori il suo biglietto. Il biglietto di saluto di Mario. C’è il link al video, messo su un sito improbabile, e questa frase.

Il momento migliore della mia vita sarà quando ti cercherò e tu non ci sarai, e penserò che tu sarai finalmente felice. Niente addio, niente arrivederci. Solo tu, felice.

If you love somebody set them free

Ti amo

Mario

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