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Un diario per te – Ep. 04

Eccomi al bancone. Come pensavo poco fa eccomi al bancone. Devo bere.

Il bancone mi rende libera. Una donna al bancone, per come la vedo io, è molto seducente. Soprattutto se da sola. Ti da l’idea che te le puoi fare. Ma io, come tutte le donne che sono così consapevoli da stare al bancone da sole, non la regalo mai. Scelgo bene chi e come può sedurmi. Posso bere e farmi offrire da bere da chiunque, ma uscire dal locale insieme a me non è una cosa semplice. In molti mi definiscono troia. E io non ho problemi a zittirli. Ma chi lo fa non sa cosa significa per me il bancone e il sesso. Sono ormai consapevolmente promiscua da 5 anni. E mi piace. Sto bene su questo sgabello e so come comportarmi e con chi.

Ovvio, poi la mattina dopo i miei demoni vengono sempre a chiedere il conto, ma ormai ho imparato a gestirli. Son convinta che essere a contatto con le proprie emozioni voglia dire sapere anche quando e come arriveranno i postumi di una scelta, come quelli di una sbornia, e non lamentarsi molto di quella sensazione. Alla fine siamo il risultato delle nostre scelte. Belle e brutte.

Sto divagando. Al bancone i pensieri vanno via liberi. Il barista, Claudio, mi conosce. Chiacchiera con me liberamente e sa bene cosa voglio. Sia nel bere che nello stare al bancone. L’uomo perfetto.

Penso al bambino e alle sue suggestioni. Non voglio un uomo così. Troppo impegnativo. Io già sono complessa. La mia vita è difficile da gestire. Le parole che uso di più sono “ex” e “oggi sono con”. Non ho mai tempo per me. E come posso occuparmi di uno che potrebbe veramente riempire il mio cuore e le mie giornate?!?

Bevo due gin tonic e poi arriva. Marco. Cazzo. Non ci avevo pensato. Lui sempre arriva alla una in questo locale. Si siede. Parla. Chiacchiere. E’ bello, simpatico. Ha la mia età. Una vita complessa come la mia. Se non è con sua figlia e non ha altri viaggi da fare è qui. E io l’ho trovato spesso. Parole, gin tonic, uscire a fumare, due chiacchiere, vieni da me, letto, ciao, ci vediamo. Senza mai troppo impegno. Una bella intesa.

E stasera sono:

Parole, gin tonic, uscire a fumare, due chiacchiere, vieni da me?

Cazzo ho sbagliato. Mi son distratta. E vabbè. Ormai è da me.

C’è ancora il computer acceso. C’è il diario aperto. Lo chiudo. Lui subito ci prova. Io svicolo. Ma il suo sguardo è chiaro. Se siamo qui è per un motivo solo, non di certo per parlare.

Allora mi lascio andare. La sua bocca. Calda. Le mani. Le spalle. Cazzo che spalle. Non credo gli uomini sappiano immaginare quanto eccitano le spalle. La camicia (sua) è già andata. La camicia (mia) è ancora su. Le sue mani (enormi) sono sulle mie tette. Non lo sapete quanto ci piace avere le mani sulle tette. Lui invece lo sa. Le tiene ferme. Non schiaccia. E’ delicato. Lo è sempre stato. Mi sento portare in camera e non me ne accorgo. Mi ha sollevata ma non l’ho sentito. Volo tra le sue mani. La mia testa si spegne. Ora sono in mutande. Lui credo nudo. Il tempo ha dei buchi e il piacere invece è continuo. Le sue mani indugiano: “Perchè ti sento tesa?!?” Io non rispondo e mi abbasso percorrendo il suo corpo con la mia lingua. Poi con le mie labbra. Penso sia felice. Ora. Credo non chiederà perchè sono tesa. Io cerco di non pensare. Le sue mani vanno ovunque e questo aiuta. Il caldo ora è insopportabile. Mi piace dentro e fuori di me. Non capisco più l’orientamento del letto. Sento lui, le sue labbra e il suo calore ovunque. Ho spento il cervello.

Sono sdraiata. Lui nudo. In piedi. Va in bagno. Io sola. Sul letto.

Mi scendono due lacrime: Succede spesso. Mi alzo. Non sento nulla. Mi sento come se la mezzora appena passata non fosse successa.

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