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Un diario per te – ep. 02

E’ difficile leggere le sue storie. Non scrive benissimo. Alterna frasi brevi a frasi lunghissime.

Il respiro si accorcia in alcuni passaggi. Soprattutto quando descrive i dialoghi.

Il bambino, come l’ho subito soprannominato con le mie amiche, sembra molto diverso nei suoi scritti.

Io invece, sono analogica, e scrivo ancora su carta. Appunto i pensieri. Non ci sono link, solo idee.

Scrivere, con tutta l’eleganza del corsivo, è un concetto che forse chi è nato nell’era digitale non comprende.

Ma forse no. Alla fine scrivere è bello per tutti. Si esplode e si sta meglio.

Che poi io non la conosco mai veramente la gente che incontro. Ci si ferma al contatto. O fisico o emotivo. Ma contatto superficiale. Anche nel sesso, che è la cosa più superficiale che mi è capitata da quando sono liberamente single e intenzionalmente promiscua, il contatto è sempre più superficiale per quanto mi riguarda.

E lui ha superato questa barriera. Bastardo. E l’ha fatto in un modo subdolo. Detto con affetto, ovviamente. Perchè mi ha incuriosito, sorpreso e stuzzicato. E ora che leggo di lui non riesco a non pensare a come potrebbe essere conoscerlo. Ma poi dovrei farmi conoscere anche io. E non sono più capace. E quello che sono, e quello che è lui, ahimè sono spesso operazioni fantasiose che i nostri cervelli fanno sulle esperienze che abbiamo. E io le esperienze non le ricordo più. Ho solo le emozioni. Li nella pancia. Giù nel basso ventre.

Sugli occhi, come le lacrime che ad un certo punto non escono più. Come il dolore agli occhi, perchè le lacrime fanno male pur essendo leggerissime. Dentro agli occhi, perchè stranamente quelle emozioni si posizionano come una gelatina sulla retina e ti fanno vedere il mondo con un colore diverso. Come se si creassero esperienze parallele non più legate a quello che è successo sul serio. E un bambino così carino diventa un mostro potenzialmente distruttivo.

E allora anche stanotte, dopo aver iniziato il solito film che mai finirò, mi ritrovo a leggere dei suoi pensieri. E sorridere. Sono le 2 e non riesco a dormire. Bastardo. Piccolo bambino bastardo e impertinente.

Sorrido, pensandolo. Leggo.

Che poi quando leggi interpreti e non sempre capisci l’altro cosa vuole dirti. E io mi stufo. Preferirei parlargli. Ma poi lo vedo con i suoi 25 anni e mi chiedo cosa possa dirmi di interessante. Cosa possa aver passato nei suoi pochissimi anni, che mi permetterebbe di condividere esperienze e vissuti con lui. Io sono il prodotto di tutti questi lunghi anni. Lui cosa può darmi? Lo guardo e anche se mi sembra profondo, non mi tocca. Non mi ispira.

Leggendo, invece, evito di pensare alla sua giovane vita e mi sembra di aver di fronte un uomo. Che poi però io a 25 anni ero già bella formata. Avevo già una casa e un lavoro da un po’ di anni. Ero sofferente come adesso. Cioè, più o meno ero uguale, solo più idealista, più gioiosa, più bella.

Cazzo, potessi tornare indietro. No, non ci tornerei. Io sto bene qui e lui è bello così. Mi lascio trasportare dalle parole e mi rilasso.

 

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