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Perchè ho smesso. Perchè riprenderò.

Lettera a Gabriele del 6 Ottobre 2015

Molta gente si stupisce del fatto che io non faccia più l’educatore. Se ti stupisci è perché non mi conosci o forse perché io non mi sono mai spiegato bene. Allora per prima cosa faccio chiarezza per me stesso. Per ricordare al mio gemello cosa è successo. Per evitare che tra 10 anni qualcuno mi dica ancora che io “Ho rinnegato l’educazione”. O “che non faccio parte di associazioni o enti onlus perché mi sento troppo superiore”. Perchè non è vero. Io ho solo scelto di sopravvivere. Gli eventi e la storia parlano da soli. Non serve essere un fine psicologo per capire la voglia di respirare. Di prendere fiato e di ripartire solo e quando le condizioni saranno diverse. Il sistema non si cambia dall’interno, il sistema ti cambia. Io sono cambiato. Forse ora posso tornare.

Ma torniamo al passato.

Ho sempre fatto l’educatore. So fare solo quello. L’ho fatto spesso male, a volte decentemente, in alcuni casi brillantemente. Mi piace e non vorrei fare altro.

Rimanendo fedele alla mia inquietudine, cerco però di far cose nuove. Di esplorare nuovi campi. Di ipotizzare nuovi percorsi.

Mi trovo a collaborare con tante persone. E i progetti a volte vanno bene e a volte vanno male. Sperimentare non aiuta le finanze delle cooperative.

Io cerco altro. Trovo qualcosa o meglio qualcuno. Una donna che è presidente di una cooperativa.

I miei progetti le piacciono. Mi da inizialmente spazio per progettare. Tante cose. Bar, catering, inserimento lavorativo dei giovani, negozi dell’usato, promozione e ufficio stampa.

Tutto bello. Tutto scritto col cuore. Studiato. Pensato e vissuto per essere sempre al meglio. Per far cose nuove. Per scrivere e progettare ci metto, come al solito, passione e tanto tempo. Di giorno e di notte.

Coinvolgo amici, colleghi, persone incontrate negli anni per inventare eventi, percorsi, nuove idee di promozione del benessere e della cultura. Non ci guadagno così tanto. I conti alla fine del mese son sempre in rosso. Faccio circa 50000 km in meno di un anno. Di giorno e di notte.

Mi piace. E’ IL MIO LAVORO. E quindi mi piace.

Alcune persone che ho coinvolto non vengono pagate. Io non capisco e lei mi rassicura. Io sbaglio perché mi fido di lei e un po’ vengo annebbiato dalle sue tette. Maledetto pisello.

I mancati pagamenti miei e di persone che conosco si sommano. Lei sparisce sempre più spesso. Se e quando la vedo litigo con lei. Non ho un gruppo di lavoro. Non partecipo a riunioni e il cda della cooperativa con cui collaboro non lo conosco e spesso mi viene preclusa la possibilità di conoscerli.

Il delirio inizia a Luglio. Si protrae per 6 mesi. Sono sempre più confuso, sempre più impegnato e sempre meno sicuro di me. Nel mentre scrivo così tanti progetti e idee che riempio quasi 15 gb del mio cloud. Faccio video, ipotizzo idee, scelgo nuovi luoghi e mi vengono fatte promesse che adesso mi sembrano assurde. Ai tempi forse un po’ si e un po’ no.

A febbraio decido di tirare i remi in barca dopo questo vortice. Non vengo pagato da un po’. Scelgo di fermarmi, chiedo una mano ai miei e la donna di cui sopra non si fa sentire ne vedere da mesi. Sono solo e disilluso. Mi invento altri lavori. Consegno le verdure, i salami, cerco di vendere assicurazioni, faccio video, faccio cose e vedo gente.

A Maggio vengo citato in giudizio dalla sopraddetta cooperativa per truffa. La loro ex presidentessa (le tette di cui sopra) aveva tenuto a tutti nascosto la mia collaborazione, il mio ruolo in cooperativa, i miei progetti, il mio ruolo e le mie iniziative. Non capisco bene il perché. Produco con il mio avvocato 17 pagine di relazione e almeno 300 mail che testimoniano il mio lavoro. Loro non credono a nulla, dicono che io non ho mai fatto nulla per loro. Alcuni di loro li conosco e so che sanno del mio impegno. Ma ormai qualcuno deve pagare. E il tutto si risolve grazie a pezzi di carta e alle firme degli avvocati.

Sono esterrefatto e deluso. Ho scelto un mondo e quel mondo non esiste più. Forse non è mai esistito come non esisteva il mondo di Truman. Ci provo a ipotizzarmi in ruoli educativi. E’ il mio lavoro quello. E’ quello che amo. Ma non ci riesco e non ne vedo il senso.

Quella donna mi ha rubato i sogni e i progetti. Il sorriso e la voglia di ipotizzare un mondo migliore. Quelli intorno, con i loro sospetti e la loro mancanza di fiducia, mi hanno rubato la voglia di credere che le persone sono buone, in fondo, e che i cattivi non esistono, ma esistono solo cattive condizioni di partenza.

Decido di smettere. Ho chiuso con un mondo che non ha nulla da regalarmi più. Faccio qualcosa solo per le persone che mi vogliono bene. Lo faccio a fatica. Ogni volta che faccio cose per la mia associazione devo respirare, profondamente, dimenticare il passato, chiudere le ferite che quell’anno e mezzo di delirio hanno aperto e che mai si chiuderanno. Non lo dico mai veramente a nessuno come sto. Si può ipotizzare. Si può intravedere. Ma io ho smesso perché mi hanno rubato l’unica cosa che mi faceva bene. Mi hanno rubato non dei soldi, non il potere e nemmeno il lavoro. Mi hanno rubato la fantastica sensazione di quando sogni e spendi ore e ore a capire come puoi trasformare quel sogno in realtà. Un sogno che non ha come protagonista me stesso, ma gli altri, perché di farmi felice son capace grazie a vino e campari, ma la gioia vera e profonda la provo solo quando i miei sogni trasformano la vita degli altri in qualcosa di migliore. La provo ancora quell’empatia. Cova dentro di me. Prima o poi esploderà e forse tornerò a sognare di trasformare nuovamente i miei sogni in una realtà colorata.

Nessuno leggerà, ma se leggi non condividere e non far girare questa lettera a me stesso. Primo perché è una lettere intima per me stesso e per i miei amici. Due perché la storia con l’avvocato ancora non è chiusa e non vorrei casini. Tre perché #vivogliobene!!!

G.

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