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Basta biglietti ep. 02

Ho lavorato tutta la mattina e tutto il pomeriggio, come in ogni santo Sabato in profumeria. Son stati due giorni intensi, da Giovedì sera non son tornata ancora a casa. Le ultime due notti le ho passate da Ricky. E tutte e due le notti non ho dormito. Prima notte: Dopo aver fatto nuovamente l’amore, e dopo l’ennesima litigata, abbiamo ripreso a litigare finchè lui non è crollato dal sonno e io sono rimasta sveglia a guardare il soffitto. Alle 7, sfinita e incazzata come non mai, mi sono alzata e me ne sono andata a far colazione vicino al mio negozio. Giornata infinita di lavoro, e poi di nuovo da lui. Seconda notte: stesso copione della sera prima. Tutto uguale, tutto dannatamente ripetitivo e inspiegabilmente confortante. Quasi il dolore sia il mio quotidiano conforto all’ineluttabilità di questo inutile rapporto. Le litigate con Ricky son sempre uguali. Così uguali che nemmeno me le ricordo più. Con quella sensazione di sfinimento che è andata avanti fino al sabato sera, quando ho abbassato finalmente la serranda. E nemmeno mi preoccupo di andare a casa. Un messaggio in chat di Whazzapp alle 18 e appena chiuso il negozio, sono passate le mie amiche per il classico aperitivo. Ovviamente abbiamo parlato di lui, il mio peso, come dice Mel, e del suo influsso negativo su di me. E poi ci si mette Barbara: “Devi smetterla di stargli vicino. Puoi trovare uno migliore. Lui è sicuramente il migliore che hai incontrato fino ad ora, ma ha troppi problemi e una vita troppo incasinata. Lo sai anche tu e dopo l’ultima notte credo che sia arrivato il momento di dirgli addio.”

Io sospiro: “Si Marti l’ho già salutato. Oggi con un messaggio e una telefonata con urla e pianti. Mi odia e io odio lui. Ora ho solo bisogno di dormire.” Non finisco nemmeno la frase che Melissa mi interrompe. “Hai bisogno di un uomo che ti faccia divertire.” “A proposito – faccio un lungo sorso del mio Friulano – ieri un mio cliente mi ha lasciato il suo numero di telefono con un biglietto anche molto carino. Se vuoi lo chiamo” Il mio tono è sarcastico. Ma lei ovviamente non lo coglie e continua a dirmi quanto possa essere bello conoscere un uomo da zero. Non un mio amico. Non un mio collega. Non una persona che già conosco. Non le solite storie. Che palle. Ripete sempre la solita storia. Ma la ripete perché è la verità.

Sono le 21 di Sabato sera. Melissa e Marta, con un paio di altre amiche, non mi mollano. Sanno che potrei deprimermi mangiando solo schifezze sul letto o sul divano. Siamo nel solito bar, con le solite chiacchiere, al solito tavolo. Io penso a Ricky e al nostro ultimo anno. Alle difficoltà di stare ai suoi ritmi e al suo continuo cambiare di umore e di opinione. Loro parlano e io penso. Penso che le cose potevano andare meglio, se solo lui avesse fatto quello che volevo. Ma poi i pensieri si perdono in altri pensieri. In altri “se solo se”. In altri forse. Mi risveglia Marta che ha in mano il biglietto del mio tampinatore. Mi dicono si chiama Roberto. Anche lui con la R. Che palle.

Melissa dice che lo devo chiamare. Marta addirittura sta già scrivendo un messaggio. La fermo.

“Cazzo fai?”

Lei sposta il telefono.

“Dai… gli sto solo scrivendo, con il mio numero non ti preoccupare. Così non ti importuna.” Ride. Mel la guarda e le dice: “Ti piacerebbe importunasse te?!?” Ridono entrambe. Così forte che quasi quasi rido anche io. “Le sto scrivendo una cosa semplice – dice Marta – Ciao Sono Chiara. Quella del negozio. Vediamo cosa risponde e come si comporta. Se è brillante lo capiamo subito” Lo manda. Io vorrei strapparle il dito. Ma non lo faccio. Alla fine sono curiosa. Quel ragazzo è simpatico. Ha un bel sorriso e quelle due cose che mi ha detto mi hanno fatto sorridere. Non è di quelli che ci provano spudoratamente anzi, sembra molto goffo nell’approccio anche se si capisce che gli piaccio. Io non ho fatto nulla per dare spazio a chissà quale fantasia, ma in una settimana l’ho visto tantissime volte e stavo solo aspettando il suo approccio per tenere la giusta distanza. Ma alla fine non l’ha fatto e mi sono trovata quel biglietto semplicemente carino sul bancone.

Ma poi Riccardo e la nostra ultima litigata hanno cancellato quella piacevole parentesi.

Pare abbia risposto. Me lo leggono.

“Ciao, io sono Roberto. Come ti scrivevo nel biglietto volevo solo conoscerti un po’ meglio. Posso farti qualche domanda?”

Marta e Melissa son già eccitate. Uh che carino eccetera eccetera. Loro sono abituati a ricevere messaggi dai loro partner per una notte con scritto “Perché non vieni da me che il mio cazzo ha voglia di te?”.

Io penso che il suo sms è perfetto per il ragazzo (o uomo) che mi è sembrato. Carino e non troppo esagerato. Semplice. Pure troppo mi sembrava. Quasi banale. Sembra.

E’ arrivata la prima domanda ed è semplicemente quanti anni ho. Facile 33. Lui dovrebbe essere più giovane di me. Oltre che più basso. Adesso il gioco mi sta prendendo. Almeno stacco la testa dal pensiero ossessivo di Riccardo.

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