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Basta Biglietti ep. 09

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Non esiste una definizione di crisi della coppia. Non per me almeno. Non c’è un inizio e non c’è, almeno fino ad oggi, una fine. Spero cambino le cose, almeno stavolta. Che la crisi finisca bene, cioè, che non finisca male. Ma non saprei nemmeno cosa vuol dire, ora, bene o male. Quando ho cominciato a pensare che le cose non andavano “bene”, poi sono andate “male”. E i due concetti ormai sono fusi e in questi momenti non li distinguo più. E mi ripeto che tornerò ad essere sola, e puntualmente, succede. Un po’ come quelle cose che ti continui a ripetere e poi, magicamente si avverano.

E si avverano sempre quelle negative.

Un uomo, come Robi, non si accorge di quando ti da per scontata. Non capisce quello di cui ho bisogno. E io non glielo dico. Cambia il nome all’uomo, ma il risultato è sempre lo stesso. E da li io mi irrigidisco, lui (chiunque esso sia) si avvicina e io mi allontano. Mi sento sfruttata e di conseguenze inutile e poco desiderata. Faccio in modo di alzare i muri. Le coccole diventano più tese. Il sesso più bello, ma anche meno dolce. Io mi sento confusa. Litigo con me stessa, prima, con lui, dopo. E poi la fatica lascia il posto allo scoramento. Alla delusione. E da li alla fine della storia il passo è più o meno breve a seconda di quante alternative si pongono a me o al malcapitato che mi sta vicino.

Questa volta è diversa. Mi ripeto. Ma il mio cuore e la mia testa si comportano sempre allo stesso modo. Di diverso c’è quell’uomo che ogni volta, comunque sia, modifica le carte in tavola. Ogni storia ha il suo modo di litigare, ogni percorso di coppia mi porta a discutere in maniera diversa, a soffrire in maniera sempre diversa. Ma cazzo la mia reazione è sempre la stessa. Lo stesso sentimento di odio che mi porta a offendere, a recriminare, a far male. E allora mi rifugio nelle canzoni, la prima che canto è “Why”, di Annie Lennox, e do enfasi a:

I tell myself too many times/ Why don’t you ever learn to keep your big mouth shut/ That’s why it hurts so bad to hear the words/ That keep on falling from your mouth/ Falling from your mouth

Poi passo a Mia Martini, “Gli uomini non cambiano”. Li comincio a piangere. Parla di me, di mio padre, che non c’è più. Mi butto sul divano, apro una scatola di qualsiasi cosa dolce, salata o agrodolce e la finisco. Mi addormento solitamente in pochi minuti con le lacrime che mi bagnano tutto il collo. Questa volta la terza canzone riesco a sentirla, perché non mi addormento subito. E’ la Pausini e Strani amori sembra proprio la colonna sonora della nostra storia. La ascolto, lo chiamo. Non risponde. Non lo fa mai. Credo di averlo ferito, ripeto più volte la telefonata. Mi sembra strano, io che chiamo due o tre volte un uomo. Ho un deja vu, vorrei cadere nell’oblio. Ora si, ora mi addormento.

In sottofondo, “La promessa”, di Fabi. La sento per metà. Poi mi sveglia il telefono.

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