La vita è meraviglia

Home / Basta Biglietti / Basta biglietti ep. 01

Basta biglietti ep. 01

Son circa due giorni che le ho lasciato il mio numero. Giovedì pomeriggio. Un biglietto salutandola. Senza nemmeno guardarla. Ho provato in qualche modo a far passare la mia idea con le parole. Ma quello che doveva essere un invito ha avuto l’effetto contrario.
“Nell’ultimo periodo sto spendendo un sacco di soldi per causa tua”
Lei mi ha guardato un po’ stranita. E ha risposto seccata: “Si – sospira – per fortuna ora sei a posto e – tentenna, vorrebbe mandarmi a cagare – per un po’ non ti serviranno profumi e creme”
Io bofonchio qualcosa. Lascio il biglietto con due righe e il mio numero di telefono mentre lei è girata e me ne vado.

Dopo quasi 48 ore non mi ha nè chiamato né mandato un messaggio. Nonostante i miei 36 anni e tutta una serie infinita di storie d’amore, rifiuti e bei momenti, io sono in fibrillazione.
Non mi succedeva da almeno 15 anni. Forse anche di più. Non riesco nemmeno a ricordare l’ultima volta. Lei mi è piaciuta subito. Ho passato una settimana ad andare nel suo negozio due o tre volte al giorno. Mi sorrideva. Un sorriso che mi ha steso dal primo secondo. E ripeto, non mi capitava da una vita di sentire la voglia incontrollata di conoscere una donna solo per il suo sorriso, senza nemmeno saperne il nome, gli interessi e le caratteristiche che di solito cerco in una donna.
Sono da almeno tre anni in lotta con me stesso per capire che donna voglio. Con quali tempi e quali modi. Con quali sogni. Ma mi ero dimenticato che una donna è emozione, felicità, sorrisi e soprattutto una sensazione incontrollata e indescrivibile allo stomaco.
Mi ero dimenticato che tutto passa da quella sensazione per cui il tempo si dilata quasi fosse un liquido e anche i 10 minuti nel suo negozio sono un’esperienza tanto veloce, quanto capace di dare gioia a lungo termine.

E ora sono qui. Sabato sera. Davanti al computer guardando un film che ho visto mille volte. Ma il pensiero è al telefono. Che controllo da due giorni ogni dieci minuti.
Sono pieno di pensieri. Eccitato perché non so nulla di lei. Distrutto perché ho paura di non piacerle, che sia fidanzata, che mi ritenga uno dei tanti maniaci che ci provano con lei ogni giorno.
Almeno così penso.
Ora mi sdraio sul divano. Ci provo almeno. Il pensiero è fisso a lei. Cosa pensa di me? Sicuramente sarà fidanzata e pensa che io sia carino, ma lei ha il cuore altrove. Oppure non è fidanzata e io non sono il suo tipo. Ma allora ho qualche possibilità. No dai, sarà fidanzata. Sposata no, non ha la fede. Però convive. E se non le piaccio perché entro sempre in cravatta? Io che poi di solito mi vesto con pantaloni larghi e felpe giganti. Se mi conoscesse forse le piacerei. Ma per conoscerla devo parlarle. Ma cosa le dico? E poi ci sono mille persone sempre intorno in quel negozio.

Mi viene da urlare. Sono due giorni che continuo a fare questi pensieri. E anche molti di più.

Ma avrà capito che sono io? E avrà letto il biglietto? Magari è caduto e lei non l’ha visto? Ma no. L’avrà visto sicuramente. Di sicuro penserà che sono uno stalker. Che sono uno sfigato quindicenne che nemmeno sa dirle qualcosa da uomo.

Vorrei esplodere. Non posso nemmeno far qualcosa per andarla a cercare. Se entro nel negozio mi sento un maniaco. Se non ci entro la penso ogni secondo. E nemmeno so come si chiama. Mi sembra di essere tornato a quando mi piaceva Margherita alle medie e non le ho mai detto nemmeno una volta cosa pensavo. La guardavo. Ed era pure brutta. Ma per me era bellissima e non so perché. Nei miei sogni prima di addormentarmi eravamo già sposati, con figli e una famiglia perfetta. Quella che poi, a 30 anni, quella che forse era meglio se, quella che mi fa soffrire.

Ok. Dormo dieci minuti. Mi giro. Mi rigiro. Guardo il film e cerco di entrare nella storia. Suona il telefono.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

To get the latest update of me and my works

>> <<