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Pecora nera ep. 03

Ormai le tagliatelle al sugo sono pronte. Ho usate qualche pomodorino fresco e del pecorino per rendere il sapore più vicino al mio stile. Gli hamburger di ceci stanno friggendo. C’è la senape e qualche altra salsa nel mio frigorifero. Sono già a metà della bottiglia di Ribolla e come al solito quando mangio da solo a pranzo, sono già pieno prima di iniziare.

Ma non è l’essere sazio a tavola che mi ferma. Ho cucinato. Ho preparato tutto alla perfezione e adesso il consumare i frutti di tale piccola fatica non mi sembra più così importante. Come spesso mi accade è l’attesa a dare valore alle cose. Il prodotto mi attira sempre meno. Problema fondamentale nelle relazioni importanti. Quelle dove o raccogli ogni tanto oppure perdi interesse, perdi quella voglia di finalizzare il tuo impegno verso qualcosa di concreto e concretizzabile.

Suona il telefono. Ormai ero perso nel film “Quel pomeriggio di un giorno da cani”. Devo spegnere. Bevo il restante vino nel bicchiere. Metto da parte gli hamburger. E’ mia madre.

“Ciao. Passi da noi oggi!??”

“Non ora, pensavo più tardi. Dove siete?”

“Stiamo uscendo. Era solo per avvisarti che se vieni non ci trovi qui ma al Lago.”

Ecco, mi sale la rabbia. Perchè mi chiami se già sai che poi al lago non verrò. Giusto per litigare, penso e mi rispondo da solo. Ho perso gli ultimi 20 secondi della voce di mia madre. Ma tanto mi sta dicendo dove trovo la roba da mangiare se passo da casa loro.

“E portami la roba da stirare”

“Mamma è in lavatrice ancora”

“Portamela bagnata, l’asciugo io”

“Senti te la porto pulita, tu la sporchi, la lavi, la stiri e me la ridai… ti va bene”

Il tono è seccato e quasi offensivo. Non me ne accorgo subito. Lei si zittisce.

“Va bene. Anche al tuo compleanno devi trattarmi male”

“E tu anche al mio compleanno non riesci a capire cosa mi serve?!?”

“Ti serve una donna, ecco cosa ti serve”

Non penso di risponderle. Non saprei cosa dire. Non è quello che penso io. L’amore e la coppia per lei sono l’unica fonte di soddisfazione. Io ne ho cercate altre. Non ho capito bene se questa ricerca mi ha portato del bene. Ma ho sempre pensato che cercare quello che ami ti permette di amare quello che trovi. E ora, mentre i miei genitori non sentono neanche la voglia di aspettarmi a casa per festeggiare il mio compleanno, appendo il telefono fingendomi contento per gli auguri e mi accingo a finire di riempirmi con cibo cucinato molto bene e con molto amore. E che non voglio condividere con nessuno. E la musica. Ottima. Ma che voglio rimanga solo mia. Fermo il disco che stava andando prima del film. Cerco il vinile di Kaos. Metto la puntina su quella canzone. Mi ricorda le sere nella taverna dei miei. La mettevo a volume basso, perchè di notte senò rimbombava, e la sentivo rannicchiato su quel divano scomodo al buio. E quando parte, le emozioni, dopo circa 20 compleanni, sono sempre le stesse. Stessi brividi appena parte la prima strofa:

“Siamo ciò che siamo abbiamo sogni segreti e complessi, ma continuiamo a fare i conti con noi stessi”.

 

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