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Pecora nera ep. 01

Il compleanno, mi diceva un’amica, è la festa dove raccogli quello che hai seminato nell’ultimo anno.

Se quindi ho seminato vento, raccoglierò tempesta. Dice un detto. Oppure se semini al vento, farai fiorire il cielo. Come dice Ivan, il poeta.

Non so quale delle due possa essere la frase della verità oggi. Nessuna delle due forse. Ma di certo ci sono compleanni che vorresti non festeggiare e forse non vorresti nemmeno che gli altri lo sappiano. Compio 37 anni in una calda domenica di Maggio. Mi sono svegliato molto presto. Ho fatto un giro un bici a prendere il giornale e a bere un aperitivo con alcuni amici trovati in giro. Poi a casa. Un’ora davanti al computer a sbrigare commissioni di lavoro arretrate e poi, finalmente, la mia personalissima festa. Anche perchè nessuno mi ha organizzato altro e nessuno, tranne i miei genitori, mio fratello e i colleghi di lavoro, mi ha cercato per farmi gli auguri.

Mi chiamo Felice e oggi sono un ossimoro vivente. Oggi come gli ultimi 2 anni almeno. La sensazione di ingrossarmi fuori e svuotarmi dentro oggi è al culmine. Sto cucinando. Un veloce pranzo così composto. Tagliatelle. Sugo di pomodoro con aggiunta di qualche veloce spezia. Possibilmente vorrei dare quel sapore di peperoncino. Tanto. Come se volessi dare sapore alla giornata. Potessi. Ci provo con un po’ di musica.

Dischi in vinile dalla mia collezione.

Mentre soffrigge il porro suona Guccini. Canzone di notte n° 2.

“Che bello tornar normalità, in mezzo a tutte ste pecore bianche morrò pecora nera”

Ora taglio zucchine e carote. Mai della stessa grandezza che non sono preciso. Ma le taglio. Le passo al mixer. Le aggiungo al porro. Cambio disco. Jazzmataz. Guru. Il povero Guru. In duetto con Isaac Hayes. Forse morto pure lui. Non ricordo. Ma insieme, morti o no, disegnano un suono che alle 2 di notte potrebbe veramente sciogliere in lacrime anche un cinico insensibile ed egoista bastardo come me.

Il giorno del tuo compleanno, del mio compleanno meglio, non si può essere tristi. Ma io lo sono da un po’. Non per gli anni che passano. Ne ho quasi 40 ma sono poco preoccupato di avvicinarmi alla morte o di aver sprecato gli anni migliori. Nonostante il mio cronico pessimismo penso che la fase migliore per me è quella che deve venire. E forse qui sta la causa della mia depressione. Penso sempre che domani accadrà qualcosa di magico che cambierà tutto e mi farà stare meglio, felice dalla mattina alla sera. Una specie di paradiso in terra che attendo giorno dopo giorno.

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