Il 7s come propulsore del XV

«Il Rugby a 7? La quintessenza della spettacolarizzazione», Marco Pagano

È così che un’esperta voce italiana di marketing sportivo definiva il rugby a 7 nel lontano 2009 in un’interessante monografia sui principi del marketing applicati alla palla ovale.
Se cronologicamente la memoria richiede solo un piccolo balzo a ritroso di una decina d’anni, rugbysticamente parlando sembra si parli di quasi un’era geologica fa. A far da eco a quello che allora sulla penisola non si discostava molto da un predicatore nel deserto è tornato di recente Dan Payne alcuni mesi fa. Dan Payne chi?

Newyorkese trapiantato a San Diego, dove alla carriera già avviata di wrestler professionista preferì quella di rugbysta nella squadra universitaria, Dan è quello che per la federazione statunitense riveste le funzioni di CEO. In un’interessante intervista rilasciata alcuni mesi fa sullo stato di salute del rugby d’oltreoceano Payne elogia non solo il buon risultato ottenuto dal XV femminile alla recente coppa del mondo di categoria, ma enfatizza l’importanza del Sevens come propulsore per l’intero movimento.

Che la federazione guardi con un occhio di riguardo la disciplina – a quelle latitudini neanche più tanto emergente – lo dimostra la Sevens Rugby World Cup che a Luglio 2018 avrà luogo niente di meno che a San Francisco. Alla domanda se la manifestazione potrà mai fungere da mezzo di reclutamento per aspiranti giovani rugbysti Payne risponde in maniera quantomeno lapidaria: «It’s massive». Nel paese dove azzardo e business sono parte integrante del DNA nazionale, l’amministratore delegato parla di rugby come stesse parlando di merce: «La necessità principale di sviluppare risorse e attenzione attraverso il numero di partecipanti passa per la differenziazione del prodotto sul mercato. Solo coì avremo una buona piattaforma di partenza». Sui già venduti 60 mila biglietti per la tregiorni di Luglio rilancia a 100 mila «per attirare sponsor e un bel po’ di peso sulla nostra disciplina. San Francisco è inoltre un mercato fantastico, sia da una prospettiva locale che internazionale: 15 minuti dall’Oceano Pacifico, 90 da Napa Valley e Sonoma Valley, il miglior vino della nazione, due ore dal lago Tahoe, due ore da Pebble Beach, il Golden Gate Bridge e tutto quello che la città può offrire».

La prudenza è di casa in federazione. Alla domanda se alla coppa del mondo a 7 seguirà una candidatura per quella a 15, Payne risponde dicendo di «non voler fare il passo più lungo della gamba, vogliamo essere in grado di camminare prima di poter correre. Vogliamo dimostrare in primis a noi stessi e poi a World Rugby che possiamo organizzare un evento di portata internazionale. Non si tratta solo della Coppa del Mondo 2027, si tratta di imparare e continuare a sviluppare competenze per essere poi in grado di condurre eventi rugbystici su larga scala». Non mancano tuttavia solo braccia e fondi alla federazione americana, bensì anche competenze come quelle di «addetti alle riprese che conoscano il gioco e sian dimostrare o in grado di variare le inquadrature a seconda delle diverse situazioni di gioco».

The path of payne has just started. Bella cosa la lungimiranza.

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